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la fecondazione assistita

Diritto Pubblico

28 maggio 2012

Eravamo rimasti fermi alle sentenze della Corte di Strasburgo che in primo grado aveva condannato l’Austria a risarcire il danno ad una coppia e ad eliminare il divieto di fecondazione eterologa contenuto in una legge analoga a quella italiana, mentre in secondo grado in appello, la Corte ha ribaltato il proprio giudizio, alla luce delle questioni etiche sollevate, sancendo che ogni Paese ha un ampia libertà di disciplinare questa materia, quindi anche il potere di vietare fecondazione in vitro eterologa senza perciò incorrere nella violazione della Convenzione europea dei diritti dell’Uomo. 

Il 22 maggio 2012 si è pronunciata anche la nostra Corte Costituzionale che non boccia la fecondazione assistita eterologa, ma rinvia gli atti ai tribunali che avevano sollevato la questione di legittimità, affinchè valutino la questione alla luce della sentenza di Strasburgo, successiva ai ricorsi. Saranno dunque i singoli tribunali civili di Milano, Firenze e Catania a dover decidere. 

Frattanto restano in vigore gli articoli della legge 40/2004 che prevedono il divieto della tecnica eterologa, ossia con ovociti o gameti non appartenenti alla coppia. Dopo tale sentenza probabilmente riprenderà rapidamente a crescere il “turismo procreativo” e i pacchetti low cost. Ecco una panoramica delle mete più frequentate dagli italiani per l’eterologa: Austria, Belgio, Grecia, Spagna, Svizzera. 

Stando ai dati forniti da Il Sole 24 Ore sarebbero 7000 le coppie che ogni anno si recano all’estero, di cui una su tre lo fa per usufruire della donazione di gameti. 

La spesa per una inseminazione intrauterina (in vivo) con seme di donatore varia tra gli 800 e i 1.200 euro circa, mentre salgono i costi per la fecondazione in vitro per cui con seme di donatore si potrebbe arrivare a spendere intorno ai 4 mila euro, con ovodonazione dai 5 ai 7 mila euro.

Dal punto di vista giuridico, or dunque, nulla è cambiato dopo la sentenza della Corte costituzionale che ha rispettato l’autonomia del Parlamento in ambito etico. 

Tuttavia la Consulta, non dichiarando apertamente costituzionale il divieto, permette ancora la possibilità di individuare altre motivazioni -diverse dalla violazione della Convenzione europea dei diritti dell’uomo- per sostenere l’incostituzionalità del divieto, tenendo presente che la sentenza di Strasburgo ha affermato che la legittimità del divieto di fecondazione eterologa deve essere valutato dai singoli Stati, in base alle loro specificità storiche, politiche e culturali.

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