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LA SEGNALAZIONE ALLA CENTRALE DEI RISCHI: ILLEGITTIMA SE NON RISPETTA I CRITERI STABILITI A TUTELA DEL CLIENTE

Diritto Bancario

06 giugno 2017

LA SEGNALAZIONE ALLA CENTRALE DEI RISCHI:
ILLEGITTIMA SE NON RISPETTA I CRITERI STABILITI A TUTELA DEL CLIENTE

Nella sentenza del Tribunale di Firenze, viene affermata l'illegittimità della segnalazione, da parte della Banca, alla Centrale dei Rischi, della posizione debitoria ( presunta ) di un cliente, a fronte dei mancati opportuni e doverosi controlli e approfondimenti che l 'Istituto di Credito doveva azionare e valutare prima di procedere a qualsiasi segnalazione.

LA RESPONSABILITA' DELLA BANCA

La Banca ha l'obbligo di comportarsi secondo buona fede, ai sensi e per gli effetti delle disposizioni di cui agli articoli 1715, 1374 e 1375 del Codice Civile.
Nella fattispecie de qua, la Banca, sentenzia il Giudice, " non avrebbe dovuto a fortiori procedere a segnalazioni presso la Centrale dei Rischi in assenza dei presupposti o nell'oggettivo dubbio sulla loro esistenza, anche in considerazione dell'interesse del cliente a non subire segnalazioni che, oggettivamente, possono compromettere il suo futuro accesso al credito ".

PRIMA DI SEGNALARE, GLI INTERMEDIARI FINANAZIARI, DEVONO VALUTARE CON RIGORE LA POSIZIONE SOFFERENTE DEL PRESUNTO DEBITORE

In considerazione delle disposizioni di cui all'art.1176 del Codice Civile, la valutazione ad opera della Banca o degli enti segnalanti, deve essere particolarmente rigorosa.

Nel caso degli intermediari finanziari, " la particolare attività, consistente nel ruolo loro affidato e nell'esercizio del credito, si impongono controlli ripetuti, trasparenza e responsabilità, tali da poter tutelare l'affidamento generato nel pubblico ".

LA BANCA NON PREAVVISA IL CLIENTE IN MERITO ALLA SEGNALAZIONE: ULTERIORE PROFILO DI ILLEGITTIMITA'

Il Tribunale di Firenze, nella sentenza n.2304, afferma l'illegittimità dell'operato della Banca anche sotto il profilo del mancato preavviso, da parte di questa ultima, dell'intenzione di procedere alla segnalazione del cliente presunto debitore alla Centrale dei Rischi.
E' lo stesso Giudice di merito, nella decisione de qua, a ritenere che per la modestissima esposizione dell'attore di Euro 1.061,00 e per le comunicazioni effettuate da questo ultimo alla medesima Banca, non possa dirsi giustificata detta segnalazione.

IL CLIENTE, VITTIMA DI USURA, AVEVA OTTENUTO LA SOSPENSIONE PREFETTIZIA EX ART 20 LEGGE n.44/1999

Ed infatti, il cliente, prima dell'occorsa segnalazione alla Centrale dei Rischi, aveva comunicato alla Banca il provvedimento prefettizio ex art.20 legge n.44 del 1999, quale soggetto vittima di usura; detto provvedimento, comporta ex lege la sospensione per 300 giorni di qualunque esazione del debitore usurato.

CLIENTE ESPOSTO AD UNA SORTA DI FALSE LIGHT IN PUBLIC EYE DI FRONTE ALL'INTERO CETO BANCARIO

L'illegittima segnalazione alla Centrale dei Rischi, continua il Tribunale di Firenze, ha esposto il cliente ad una sorta di " false light in public eye di fronte all'intero ceto bancario, dando pubblicità alla mezza verità di un saldo passivo ( modestissimo) a suo debito ma fuorviando l'informazione relativa alla sospensione per 300 giorni di qualunque esazione del debitore usurato, del tutto omessa e come visto nota alla convenuta, che avrebbe dovuto impedire la segnalazione " .

IL CLIENTE E' STATO LESO NELLA SUA IMMAGINE PUBBLICA E NELLA SUA REPUTAZIONE DAVANTI AL CETO BANCARIO

Secondo il Tribunale di Firenze, la formazione e la costruzione dell'immagine pubblica di un individuo " è frutto della sedimentazione delle informazioni a suo riguardo, il cui inverso procedimento di destrutturazione, smobilitazione e oblio è assai più complicato e incerto, anche nei casi in cui sia procedimentalizzato e doveroso, talché (l'attore) ben può ritenersi leso nella sua immagine pubblica e nella sua reputazione, di fronte al ceto bancario ".

BANCA CONDANNATA A RISARCIRE IL DANNO NON PATRIMONIALE

Essendo l'onore e la reputazione diritti inviolabili della persona, la lesione degli stessi fa sorgere in capo all'offeso il diritto al risarcimento del danno, ciò " a prescindere dalla circostanza che il fatto lesivo integri o meno un reato, sicché ai fini risarcitori è del tutto irrilevante che il fatto sia stato commesso con dolo o con colpa ". In conclusione, il Tribunale di Firenze, nella sentenza in esame ha condannato la Banca convenuta dal cliente a corrispondere a questo ultimo la somma di Euro 25.000,00 a titolo di risarcimento del danno non patrimoniale subito.